Abbiamo incontrato la nostra amica Biologa Nutrizionista Dr.ssa Maria Antonietta Carrozza che ci ha parlato di un argomento molto interessante e attuale, il rapporto tra processi infiammatori e alimentazione.

Sì, esiste un rapporto tra processi infiammatori e alimentazione. Lo sai vero che il cancro è una malattia infiammatoria? E che malattie degenerative come l’Alzheimer, la sclerosi multipla ma anche il diabete, la tiroidite di Hashimoto, l’endometriosi, la psoriasi, l’artrite, molte cardiopatie e l’ipertensione sono malattie a carattere infiammatorio che hanno dei forti legami con l’alimentazione?

Le ricerche scientifiche dicono che alcune sostanze chiamate “messaggeri chimici” sono necessari affinché i nostri organi comunichino tra di loro per assicurare un organismo integro e lo svolgimento delle relative funzioni. Sono proprio queste sostanze che consentono di iniziare e di porre fine al processo infiammatorio che difende il nostro organismo da attacchi esterni come i batteri e i virus, e da quelli interni, altro non sono che cellule che mutano o che crescono e che per tale motivo possono essere pericolose per l’integrità dell’organismo.

È proprio su questo ultimo punto che si innestano i legami tra una scorretta alimentazione e i processi infiammatori.

Come funziona il nostro SISTEMA IMMUNITARIO

Le cellule del nostro sistema immunitario, che difendono l’organismo dalle malattie più acute, si avvalgono del processo infiammatorio per arginare tali malattie e portare alla guarigione. Se il processo infiammatorio diventa cronico però la condizione della malattia può diventare anche abbastanza critica, spesso irreversibile e il soggetto dovrà convivere con molti disagi e malesseri, ecco perché è meglio non entrare in tale stato.

Ecco “i messaggeri chimici” che in modo naturale attivano il processo infiammatorio

Premetto che sono moltissimi, alcuni tra tutti l’istamina, l’acido arachidonico, il fattore NgF, l’eparina, la citochine. Questi vengono rilasciati in alcune circostanze come in condizioni di stress fisico e psichico, traumi, ferite, infezioni e producono azioni quali l’aumento della vasodilatazione (istamina), l’aumento della fluidità del sangue (eparina), l’aumento della crescita delle terminazioni nervose e l’amplificazione del dolore (fattone FnG); in particolare l’acido arachidonico fa da precursore di “messaggeri chimici” che sono implicati nella risposta immunitaria.

I legami tra processo infiammatorio e alimentazione sono relativi proprio ai mediatori della comunicazione tra le cellule, infatti istamina e acido arachidonico sono due mediatori PRO-INFIAMMATORI che favoriscono l’insorgenza dell’infiammazione con cui l’organismo si difende.

L’acido arachidonico (famiglia degli EICOSANOIDI) riguarda gli omega 6 e gli omega 3, una famiglia di grassi semi-essenziali che devono essere assunti con la dieta in modo da avere il substrato da dove poi l’organismo può partire per la sintesi di importanti “messaggeri chimici” necessari per la comunicazione tra le cellule immunitarie e quelle dei tessuti. Con la dieta infatti noi assumiamo grassi della famiglia degli EICOSANOIDI che è divisa in due gruppi: il gruppo pro-infiammatorio che è quello degli omega 6 a cui appartiene l’acido arachidonico e il gruppo degli omega 3 che sono antiinfiammatori.

Quali alimenti grassi apportano omega 6 e omega 3?


Gli OMEGA 6
e quindi anche acido arachidonico (il nostro mediatore pro-infiammatorio) sono contenuti in abbondanza nell’olio di mais, di soia, di girasole, di arachidi, nella carne, nelle uova, nel pesce, e anche nell’olio di oliva.

Gli OMEGA 3 invece sono contenuti nell’olio di semi di canapa, di oliva, di semi di lino e nei pesci grassi.

Per l’assenza del processo infiammatorio il rapporto tra omega 3 e omega 6 deve essere equilibrato. E quello ottimale è di 4:1 a favore degli omega 6.

Quindi ciò che noi mangiamo può veicolare l’assunzione di sostanze da cui l’organismo ricava i precettori che attivano o che spengono l’infiammazione.

LA NOSTRA ALIMENTAZIONE OGGI

La nostra alimentazione è profondamente cambiata oggi in funzione di cibi pronti e confezionati la cui priorità non è sempre la qualità, infatti il rapporto di assunzione omega6:omega 3 è 13:1, quindi letteralmente sbilanciato in favore di sostanze infiammatorie.

E poi molti alimenti sono ricchi di istamina, ancora un mediatore infiammatorio, ti faccio un esempio: lo sgombro, l’aringa, la sardina, il tonno, il formaggio tipo l’Emmental, il parmigiano, la salsiccia e la carne in scatola, i salami e gli insaccati, il cioccolato, i conservanti alimentari, il mirtillo, ecc. Altri  alimenti sono in grado di produrre il rilascio di istamina: la papaya, le fragole, gli agrumi, i crostacei, la liquirizia, l’ananas, l’albume d’uovo, la frutta secca, il cioccolato, i conservanti alimentari, il mirtillo ecc. L’assunzione di tali alimenti deve essere moderata sia per prevenire che per arginare un processo infiammatorio cronico, con alla base il sano concetto della variazione.

E GLI ZUCCHERI?

Raffinato o di canna che sia, lo zucchero è responsabile di un processo cronico noto come “dolce infiammazione”. In conclusione possiamo affermare che è proprio vero,  “siamo ciò che mangiamo”.

Visto che l’argomento sta interessando molte nostre clienti che mi hanno espressamente chiesto ulteriori approfondimenti e consulenze dirette, ti annuncio che a breve organizzo un evento nel mio centro e potrei porre tutte le domande che vorrai alla nostra amica Biologa Nutrizionista Dr.ssa Maria Antonietta Carrozza. Ti aggiorno molto presto sulla data, non mancare mi raccomando!

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